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Tecnologia fa rima con flessibilità. E sempre più donne fanno impresa.


di Simona Bertagna


“Un ambiente di lavoro sano e stimolante e l’accesso a tools appropriati”
sarebbero i fattori chiave dell’efficienza delle imprese del domani, secondo il 49% dei lavoratori intervistati in un’indagine commissionata da Fujitsu e citata da Business people.

 

 

Non solo. Il 53% del campione sostiene che sarebbe determinante per migliorare le proprie performance professionali un maggior bilanciamento tra vita privata e lavorativa. Se nell’arco delle classiche 8 ore i tempi dedicati al lavoro vengono percepiti come “dilatati”, è evidente che la tanto agognata flessibilità si traduce in una spontanea ottimizzazione della propria energia e produttività, così da poter poi dedicare il proprio tempo a famiglia e interessi personali.

 

 

Un notevole aiuto in questa direzione potrebbe arrivare dall’intelligenza artificiale. Lo sostiene l’80% del medesimo campione. E con ogni probabilità, lasciando alle macchine le attività più ripetitive si tradurrebbe anche in un miglioramento della qualità del lavoro.

 

 

Resta però ancora il noto problema della gender equity. La buona notizia, scrive su IlSole24ore @AzzurraRinaldi, docente di economia politica alla Sapienza di Roma, è che sempre più donne decidono di avviare una propria impresa, spinte dalla necessità di conciliare la valorizzazione delle proprie competenze con la possibilità di dedicarsi anche alla sfera personale.

 

 

Tra il 2010 e il 2015 in Italia sono nate 35.000 nuove società a conduzione femminile. Oltretutto, sottolinea la Rinaldi, “queste imprese stanno mostrando un tasso di crescita tre volte superiore rispetto alle imprese maschili e contribuiscono per i due terzi alla crescita della base imprenditoriale italiana”.

 

Per questo stupisce davvero scoprire che ancora ci siano comportamenti discriminatori in molte aziende e uno scarso grado di fiducia da parte delle istituzioni finanziarie rispetto all’accesso al credito, così come è anacronistico dover parlare di “gender gap”. Crescita e produttività non possono prescindere dal lavoro femminile, diventando inclusive e di conseguenza davvero sostenibili nel tempo.



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